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politica interna
2 maggio 2019
Landini Primo Maggio
02 maggio 2019

C’è più vita in Landini che in tutto il resto della sinistra italiana

Il segretario della Cgil ha proposto la fusione in un unico sindacato con Cisl e Uil. È l'unico interprete credibile di un pensiero di sinistra. La sua credibilità e il suo ruolo sono una spina nel fianco per Di Maio. E può controbilanciare Salvini nel parlare a un popolo di impoveriti ed impauriti

ANDREAS SOLARO / AFP

«Serve un sindacato unitario per tutti i lavoratori, perché non esistono più le ragioni storiche e politiche che hanno diviso Cgil, Cisl e Uil». Così ha parlato Maurizio Landini, riprendendo un’idea già messa in campo lo scorso autunno, alla vigilia del suo primo primo maggio da segretario della Cgil. E tutto si può pensare di lui, tranne che non abbia messo in campo quel che si sperava mettesse: un po’ di pensiero radicale e di visione di lungo periodo, in un contesto come quello della sinistra italiana, impaurito, subalterno, malato di tattica e cara prudenza da almeno un anno a questa parte.

Può essere davvero un’ottima notizia per tutti, Landini, sia per chi la pensa come lui, sia per chi lo vive come fumo negli occhi. Innanzitutto, perché è credibile come interprete di un pensiero di sinistra, e la sua credibilità - unitamente al suo ruolo - è una spina nel fianco per il governo e per chi, come Luigi Di Maio, gioca oggi a fare la fronda progressista per tattica elettorale. Sugli investimenti mancati, sul mezzogiorno dimenticato, sulla sicurezza del lavoro, persino nei suoi richiami all'antifascismo ieri Landini ha sferzato un mondo, il suo, ancora prigioniero dell’anti-renzismo, e non da ieri sensibile alle sirene leghiste e pentastellate. Certo, c’è chi può dire che sia stato proprio Landini ad aver alimentato questo deflusso - il segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli si riferisce a lui quando parla di “populsimo sindacale” -, ma proprio per questo Landini oggi rappresenta il terminale più efficace per riportare a casa un pezzo importante dell’elettorato di sinistra.

Quel che Renzi non aveva capito - che i corpi intermedi non andavano combattuti, ma aiutati a cambiare - Landini lo sta offrendo sul piatto d’argento a Nicola Zingaretti.

Landini è importante anche perché rimette al centro l’importanza dei corpi intermedi, e del sindacato nello specifico. Nell’idea del sindacato unitario c’è l’idea della costruzione di un grande soggetto sociale che va in direzione uguale e contraria all’attuale tendenza alla disintermediazione degli interessi. Un’idea che la sinistra dovrebbe benedire, questa, perché se non c’è società organizzata, ma solo leader o algoritmi è la sinistra stessa che perde di senso storico. Quel che Renzi non aveva capito - che i corpi intermedi non andavano combattuti, ma aiutati a cambiare - Landini lo sta offrendo sul piatto d’argento a Nicola Zingaretti. Ora dev’essere il segretario del Pd a essere capace di costruire un asse di ferro col segretario Cigl, senza diventarne subalterno. 

Anche da un punto di vista programmatico, infine, Landini può essere un interlocutore importante. Certo, l’opinione pubblica si ricorda di lui come dell’oltranzista che disse No a Marchionne, ma l’attuale segretario della Cigl è stato anche tra i promotori e i firmatari del nuovo contratto dei metalmeccanici, nel 2016, uno dei più innovativi in Italia, con la grande enfasi che mette sulla necessità di un diritto soggettivo alla formazione per l lavoratori. Sia che si vogliano combattere le idee di Landini, sia che si voglia dialogare con lui, serve un salto di qualità. 

La comunicazione, infine. Landini è l’unico leader della sinistra largamente intesa - politica e sindacale che sia - che può controbilanciare Salvini nella capacità di parlare a un popolo di impoveriti ed impauriti, che può parlare di sicurezza (sul lavoro) senza che il discorso si sposti sull’immigrazione, che può offrire un orizzonte europeista senza che suoni elitario. Un sindacato dei lavoratori forte è un brutto affare per un sindacalista dei territori come il leader leghista, di sicuro una seccatura in più. Magari non servirà a rianimare la sinistra, che ancora oggi sembra più morta che viva. Perlomeno, però, è un segnale di vita. Di questi tempi, grasso che cola.Tratto da https://www.linkiesta.it/it/




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politica estera
20 aprile 2019
Nuova via della Seta. Intervista a Massimo D’Alema

20 marzo 2019

Nuova via della Seta: "Il governo è caduto in una trappola"

Intervista di Giuseppe Rolli - Servizio Pubblico

Io penso che la ‘Belt and Road’, la Nuova via della Seta, è una grande opportunità. Si tratta di un programma di investimenti, di un programma di sviluppo dell’interconnettività,  materiale cioè sul trasporto di merci, ma anche sul piano culturale dei rapporti politici. Naturalmente ci si confronta con una grande potenza, che persegue anche i suoi interessi. I cinesi non vanno in giro per il mondo a fare beneficenza. Il problema è se ci si misura con una politica intelligente, capace di cogliere le opportunità e in grado anche di respingere, se vi fossero, delle pretese egemoniche. Ma mi pare un argomento di discussione abbastanza sciocco. L’Europa è perfettamente in grado di confrontarsi con la Cina da pari a pari e di trarre vantaggio dallo sviluppo di queste relazioni".

"Ho trovato questo dibattito sulla Cina abbastanza provinciale. Non so che necessità ci fosse di firmare un memorandum. Ci sono paesi europei che non hanno firmato nessun memorandum e che hanno relazioni con la Cina che sono cinque o sei volte superiori a quelle che ha l'Italia. Ho l'impressione che il governo, anche per una certa inesperienza, è caduto in una trappola: dare una grande evidenza a poca sostanza, molta pubblicità, finendo per suscitare polemiche abbastanza inutili". 

"Si tratta di favorire investimenti cinesi in Italia, si tratta di proporre L'Italia come possibile approdo di un flusso di merci, che si valuta che nei prossimi anni crescerà di 10 volte e che naturalmente tutti i porti europei si litigano, quindi non vedo perché anche noi non dobbiamo partecipare a una competizione di questo genere. E si tratta di favorire naturalmente le esportazioni italiane in Cina, gli investimenti italiani in Cina, ottenendo delle determinate garanzie. La parola d'ordine chiave di queste relazioni è 'reciprocità'. L'Unione europea ha premuto per ottenere questa reciprocità, ci sono dei passi in avanti. Colpisce, per esempio, che in questo dibattito pubblico italiano nessuna parli della vera notizia, cioè del fatto che i cinesi in questi giorni hanno approvato una nuova legge sulla protezione degli investimenti stranieri in Cina che contiene diversi passi in avanti positivi e in parte questi erano stati chiesti proprio dall'Unione europea".



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POLITICA
20 aprile 2019
Auguri a Massimo D’Alema

I 70 anni di D’Alema, un brindisi con il suo “Sfide” 

Focus

Ora è nel limbo della politica, chissà se la passionaccia per la politica è sempre in agguato

 

Dunque sono 70 le candeline che oggi Massimo D’Alema dovrà spegnere, l’età saggia di chi ne ha viste tante e tante ne ha fatte, nel bene e nel male, comunque sempre con la passionaccia dei vent’anni. Noi che ce lo ricordiamo al Congresso della Fgci del 1978 – durante i terribili 55 giorni del rapimento Moro! – avvertiamo come questa maledetta invenzione che chiamiamo “tempo” è sul serio una brutta cosa: sembra ieri che D’Alema era il capo prima dei giovani comunisti, poi dei postcomunisti, poi addirittura del governo italiano (e quanto si commuoveva Cossiga per aver portato il primo comunista a Palazzo Chigi!).

  • Ora ha scelto il limbo della sua Fondazione, il buen retiro umbro, qualche discorso qua e là, forse dopo tanti anni e relative batoste non gli va più. Il mondo è cambiato, la gente pure. Le idee sfuggono, stritolate da un tempo cupo che non lascia grandi speranze.

Massimo D’Alema è invecchiato, come tocca a tutti, ma la passionaccia è sempre in agguato. Chissà. E comunque, in alto i calici idealmente col suo vino chiamato non casualmente “Sfide”.




permalink | inviato da elasala il 20/4/2019 alle 16:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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