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La scuola, Demostene e i decreti
post pubblicato in Scuola, il 16 novembre 2007
 Da Liberazione online riportiamo:

Il rischio della selezione e il ritorno al passato

Don Roberto Sardelli
Il tarlo che erode il mondo della scuola in tutte le sue componenti non è dovuto solo a comportamenti scorretti e al lassismo strisciante. Tali fenomeni, semmai, segnavano il declino dell'anima sono il lato appariscente di una crisi più profonda.
L'evocazione di un ritorno al passato non fa che nascondere la paura di un presente comunque incerto e complesso: in assenza di certezze e nella incapacità di crearne di nuove, si apre davanti a noi la strada del tranquillante "c'era una volta" e, imboccandola, non ci accorgiamo che essa è a senso unico e cieca: rischiamo di restarvi imbottigliati.
E' questa l'aria che si respira leggendo il decreto ministeriale numero 80 del 3 ottobre dove il problema della crisi della scuola sembra si dissolva in un articolato di tecnica di recupero di "debiti" in cui serpeggia, qui e là, la preoccupazione selettiva come toccasana senza mai arrivare al perché della situazione debitoria. Ci deve essere pur una causa. Purtroppo un tale "cupio dissolvi" nel passato non è esclusivo patrimonio di un pensiero retrogrado, che nella cultura della destra trova il suo humus naturale, ma dilaga in ogni direzione, tanto che Luigi Galella su "l'Unità" del 4 ottobre si sente di affermare: «Una scuola che seriamente svolge il suo ruolo non può non essere selettiva» e si augura "apertis verbis" il ripristino della riparazione settembrina e… "dulcis in fundo" ci fa intravedere il valore della bocciatura. Se questo non è un ritorno al passato, ditemi cos'è.
Povero Don Milani a quarant'anni dalla sua morte!
La tentazione selettiva che già fece strage dei "Gianni" torna in auge, e c'è chi, attingendo al linguaggio sado-maso, commenta: «io preferivo tremare e imparare» (Roberto Gervaso), «L'umiliazione di quella volta mi è servita e ben venga la paura di rovinarsi le vacanze» (La Nuova Ferrara 5/10).
Ora, per restituire alla scuola la sua serietà, il problema non è quello di attivare al suo interno i meccanismi di selezione. Lo scossone di Barbiana si è esaurito? Che ciò debba accadere a un ministro che si fa pellegrino a Barbiana è un segno di confusione allarmante. Anziché affidarsi al potere taumaturgico del pellegrinaggio, bastava che il ministro e i suoi esperti avessero organizzato un incontro con tutte quelle esperienze pedagogiche, alternative e istituzionali, da Rho a Ciani, all'Mce, dai Genitori democratici a Pietralata, dall'Acquedotto Felice a Fidene, a Pratorotondo che sono state la grande novità degli anni 60-70.
Noi che vivemmo quella fase ricca di fermenti innovativi, inseriti come fummo negli spazi del disagio sociale della città, avremmo potuto suggerire al ministro un approccio ben più incisivo sul tema della riforma della scuola di cui grigi apparati burocratici di viale Trastevere sanno poco o nulla. Noi proponevamo una scuola che si facesse carico non delle problematiche selettive, ma una scuola ricca di opportunità perché il ragazzo avesse potuto completare il suo itinerario educativo.




permalink | inviato da elasala il 16/11/2007 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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