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Esce il Kindle di Amazon: un iPod per gli ebooks?
post pubblicato in Scuola, il 22 novembre 2007
 

Amazon, il più famoso negozio online americano di libri, ha lanciato sul mercato un nuovo lettore di e-book, il Kindle. «Sarà la nuova era per i lettori digitali», assicura Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon; secondo i commentatori, "Amazon Kindle" sarà «il nuovo l´iPod per la lettura». Ma è proprio così?

Amazon cerca di resuscitare l´agonizzante mercato degli e-book con questo lettore grande quanto un tascabile e decisamente caro (399 dollari), Kindle rappresenta un passo avanti rispetto ai vecchi lettori portatili di e-book perché sarà dotato accesso diretto allo store per comprare libri dallo store di Amazon, proprio come accade con l´iPod e l´iTunes Store, attraverso un network gratuito, chiamato "Whispernet". Gli utenti hanno anche la possibilità di abbonarsi ai principali quotidiani e magazine online, dal New York Times a Le Monde, da Forbes a Wall Street Journal. I libri invece costano 9,99 dollari l'uno, quelli più datati scendono fino a 2 dollari. A 99 centesimi al mese, infine, si possono leggere una serie di blog e siti, selezionati dalla stessa Amazon. Durante la presentazione a New York, Amazon ha fatto sapere che saranno a disposizione 90mila titoli, tra cui 100 best seller, a un costo di circa 10 dollari per titolo. Il primo capitolo della maggior parte dei libri sarà scaricabile gratis, per dare un "assaggio" del testo.

Dal 2004 si parla di un lettore portatile pensato dal colosso delle vendite online, ma per anni gli sviluppatori hanno dovuto confrontarsi con i difetti dei prototipi. Fino a oggi il mercato dei lettori di e-book ha stentato a decollare. Tentativi di trasferire i libri in un comodo formato digitale si sono rivelati mezzi fallimenti negli anni passati. Il nuovo supporto elettronico punta a conquistare proprio quella fascia di mercato - i giovani tra i 18 e i 24 anni - che l'ultimo rapporto del Nea (National Endowment for the Arts, l'Agenzia federale della Cultura) sottolinea essere quella maggiormente a rischio. Nel 1992 - rileva lo studio - almeno il 59 per cento dei giovani di questa fascia d'età dichiarava di leggere volontariamente almeno un libro; dieci anni dopo erano scesi al 52%; oggi è ulteriormente calata, anche se il rapporto non ne precisa il dato quantitativo.

La risposta della rete
La comunità tecnologica sul web ha accolto la novità in maniera freddina. Secondo TechCrunh, «Kindle non è esattamente l'oggetto più elegante mai disegnato, ma potrebbe finalmente dare una svolta al mercato degli e-book». L´unica cosa che colpisce positivamente è la quantità di libri messi a disposizione.

Lo scetticismo degli internauti è dovuto a molti fattori: innanzitutto, l´estetica. Sembra uscito direttamente dagli anni Ottanta: largo, spesso, con i pulsanti. Siamo lontani dalla tecnologia a contatto, dal design moderno, dal touch screen. Poi c´è la chiusura all´esterno: oltre al fatto che i file in Pdf, uno standard ormai affermato per i documenti in genere, non sono supportati, Amazon segue la filosofia dei documenti protetti con i Drm. Questo significa che si paga per un e-book che non si puo´ stampare, non si puo´ prestare, non si puo´ fare copie di sicurezza sul proprio computer e non si puo´ leggere su nessun altro dispositivo che non sia il Kindle. Da ultimo, suscita perplessità il fatto che si debba pagare per servizi normalmente gratuiti, come leggere blog e alcuni siti internet.

Le alternative
I forum sono pieni di ipotesi alternative a un dispositivo digitale come questo. Su tutti, fioccano le speranze che sia proprio la Apple ad entrare in campo nel settore. Del resto, la tecnologia c´è già: per avere un "Apple iBook", basterebbe utilizzare la tecnologia multi-touch, oppure implementare direttamente un iPod Touch, con un prezzo che sicuramente non superebbe i 300 euro.

Il concorrente diretto di Amazon, la giapponese Sony, vende da circa un anno un prodotto simile, il "Sony Reader", con circa 18mila titoli disponibili. Da qualche settimana è sul mercato la versione 2.0 del prodotto della casa nipponica: è più compatto, con comandi totalmente ridisegnati per rendere l'utilizzo più simile al "voltare le pagine" di un vero libro. Lo schermo consente una più facile lettura anche in ambienti molto luminosi e riproduce al meglio anche immagini e allegati grafici. Anche la Sony ha messo a punto il negozio online "Connect eBooks Store", l'iniziativa è supportata da tutte le più importanti case editrici americane. A breve saranno anche possibili gli abbonamenti a quotidiani e riviste. Anche se dotato del sistema di protezione DRM, il lettore supporta i formati Pdf, Jpeg, documenti Word, Html, Mp3 e i feed Rss. Si possono scaricare i blog molto popolari, seppur in un numero ristretto. Il costo? 299 dollari, 100 euro in meno di quello di Amazon.

Le caratteristiche di Amazon Kindle sono decisamente inferiori anche a quanto annunciato di recente da Seiko Epson che ha mostrato all'Embedded Technology 2007 a Yokohama il suo B6 E-paper, con caratteristiche tecniche fino ad oggi impressionanti. Il nuovo dispositivo misura 180×120mm, pesa 57 grammi ed è sottilissimo: appena tre millimetri.

Dopo tutto questo discorso, quando sarà disponibile in Italia il Kindle Amazon? Probabilmente, molto tardi. Come per iPhone della Apple, in Italia non c´è la tecnologia usata dalla web-company di Seattle, la 3G Evdo. E poi Amazon non ha nemmeno una versione italiana, figuriamoci i titoli.

Pubblicato il 21.11.07

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permalink | inviato da elasala il 22/11/2007 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La scuola, Demostene e i decreti
post pubblicato in Scuola, il 16 novembre 2007
 Da Liberazione online riportiamo:

Il rischio della selezione e il ritorno al passato

Don Roberto Sardelli
Il tarlo che erode il mondo della scuola in tutte le sue componenti non è dovuto solo a comportamenti scorretti e al lassismo strisciante. Tali fenomeni, semmai, segnavano il declino dell'anima sono il lato appariscente di una crisi più profonda.
L'evocazione di un ritorno al passato non fa che nascondere la paura di un presente comunque incerto e complesso: in assenza di certezze e nella incapacità di crearne di nuove, si apre davanti a noi la strada del tranquillante "c'era una volta" e, imboccandola, non ci accorgiamo che essa è a senso unico e cieca: rischiamo di restarvi imbottigliati.
E' questa l'aria che si respira leggendo il decreto ministeriale numero 80 del 3 ottobre dove il problema della crisi della scuola sembra si dissolva in un articolato di tecnica di recupero di "debiti" in cui serpeggia, qui e là, la preoccupazione selettiva come toccasana senza mai arrivare al perché della situazione debitoria. Ci deve essere pur una causa. Purtroppo un tale "cupio dissolvi" nel passato non è esclusivo patrimonio di un pensiero retrogrado, che nella cultura della destra trova il suo humus naturale, ma dilaga in ogni direzione, tanto che Luigi Galella su "l'Unità" del 4 ottobre si sente di affermare: «Una scuola che seriamente svolge il suo ruolo non può non essere selettiva» e si augura "apertis verbis" il ripristino della riparazione settembrina e… "dulcis in fundo" ci fa intravedere il valore della bocciatura. Se questo non è un ritorno al passato, ditemi cos'è.
Povero Don Milani a quarant'anni dalla sua morte!
La tentazione selettiva che già fece strage dei "Gianni" torna in auge, e c'è chi, attingendo al linguaggio sado-maso, commenta: «io preferivo tremare e imparare» (Roberto Gervaso), «L'umiliazione di quella volta mi è servita e ben venga la paura di rovinarsi le vacanze» (La Nuova Ferrara 5/10).
Ora, per restituire alla scuola la sua serietà, il problema non è quello di attivare al suo interno i meccanismi di selezione. Lo scossone di Barbiana si è esaurito? Che ciò debba accadere a un ministro che si fa pellegrino a Barbiana è un segno di confusione allarmante. Anziché affidarsi al potere taumaturgico del pellegrinaggio, bastava che il ministro e i suoi esperti avessero organizzato un incontro con tutte quelle esperienze pedagogiche, alternative e istituzionali, da Rho a Ciani, all'Mce, dai Genitori democratici a Pietralata, dall'Acquedotto Felice a Fidene, a Pratorotondo che sono state la grande novità degli anni 60-70.
Noi che vivemmo quella fase ricca di fermenti innovativi, inseriti come fummo negli spazi del disagio sociale della città, avremmo potuto suggerire al ministro un approccio ben più incisivo sul tema della riforma della scuola di cui grigi apparati burocratici di viale Trastevere sanno poco o nulla. Noi proponevamo una scuola che si facesse carico non delle problematiche selettive, ma una scuola ricca di opportunità perché il ragazzo avesse potuto completare il suo itinerario educativo.




permalink | inviato da elasala il 16/11/2007 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli italiani "somari" in matematica
post pubblicato in Scuola, il 15 novembre 2007

Studio dEll’American Institutes for Research, istituto no profit e indipendente
Più indietro rispetto a romeni, russi e slovacchi. Gli studenti Usa superati da quelli di molti Paesi asiatici

NEW YORK - Gli italiani più somari in matematica dei romeni, dei russi e degli slovacchi. Lo rivela uno studio realizzato dall’American Institutes for Research, un istituto privato no profit e indipendente che ha effettuato la sua ricerca tra gli studenti del primo anno nelle scuole superiori dei 50 Stati dell’Unione e in altri 45 nazioni estere.

SORPASSO ORIENTALE - A detta del New York Times il risultato dello studio dovrebbe, almeno in parte, rincuorare gli Stati Uniti. «Anche negli Stati con i voti più bassi, come l’Alabama - sottolinea il quotidiano - i nostri studenti vanno meglio in matematica e scienze dei loro coetanei nella maggior parte dei paesi esteri. Inclusa l’Italia e la Norvegia». La "cattiva notizia", per l’America, viene dal fatto che gli studenti di Paesi quali Singapore, Corea del Sud, Hong Kong, Cina e Giappone sorpassano di gran lunga quelli statunitensi. Inclusi i liceali del Massachusetts, da sempre i "primi della classe" nelle materie scientifiche grazie ad uno dei migliori sistemi scolastici pubblici del Paese.

TRA I PEGGIORI DELLA CLASSE - «I nostri massimi concorrenti asiatici stanno vincendo la gara e la sfida futura - spiega Gary W. Phillips, scienziato dell’American Institutes of Research e autore dello studio - . I ragazzini di quei Paesi un giorno saranno adulti più versatili di noi in scienza e matematica». Ma lo studio dovrebbe preoccupare soprattutto l’Italia, tra le peggiori della classe, dopo Olanda, Russia, Israele, Svezia e persino dopo la tanta bistrattata Romania. Oltre a classificarsi al di sotto degli Stati americani più bravi in matematica e scienza come Massachusetts, Nord Dakota e New Jersey, l’Italia supera di pochissimo anche il più "somaro": il Mississippi.

 

«RIFORMA DELL'INSEGNAMENTO»- Il motivo del divario tra oriente e occidente? Secondo gli addetti ai lavori è da ricercare nel diverso approccio alla disciplina accademica. «Durante una mia recente visita a Seul ho constatato che ragazzi e ragazze fra i 10 e i 12 anni trovano perfettamente normale stare a tavolino cinque o sei ore al giorno, dopo la scuola, per fare i compiti» racconta Massimo Piattelli Palmarini, fondatore del Dipartimento di Scienze Cognitive dell'Istituto San Raffaele di Milano. «Da noi e negli Stati Uniti, invece, è emerso il concetto che non bisogna mettere mai un ragazzo di fronte a un insuccesso». Ma la resa dei conti, incalza lo studioso, viene solo rimandata. «Magari - spiega - agli inizi della professione». Proprio per questo il tempo stringe e senza una riforma radicale e immediata dell’insegnamento, le prospettive non sono affatto rosee. «Oggi siamo consumatori di prodotti inventati in occidente e fabbricati in oriente - precisa Palmarini -. Ma presto anche l’invenzione passerà di mano. Quando quei brillanti scolari dagli occhi a mandorla raggiungeranno l’età per essere progettisti».

Alessandra Farkas
15 novembre 2007




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