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31 ottobre 2007

Debiti formativi

 
Scuola   Il DM 80/2007 sul recupero dei debiti formativi è di fatto un ripristino degli esami di riparazione. Per una reale promozione culturale degli studenti serve buona scuola e buona innovazione.
31/10/2007

Recupero debiti formativi: un documento della Struttura di Comparto dei Dirigenti Scolastici FLC Cgil

La Struttura di Comparto dei Dirigenti Scolastici della FLC Cgil, riunitasi di recente a Roma, ha esaminato le misure amministrative del Ministero relative al recupero dei debiti formativi degli studenti, formalizzando un suo giudizio in uno specifico documento.

Le misure del Ministro sono più amministrative che culturali. Ad un problema reale si risponde con improvvisazione e senza il rispetto dei tempi scolastici. Peraltro in netta distonia con gli stessi provvedimenti del Governo sull’obbligo scolastico, sulle nuove competenze e i nuovi assi culturali.

Roma, 31 ottobre 2007
___________________

Documento della Struttura di Comparto dei Dirigenti Scolastici FLC Cgil

La Struttura di Comparto dei Dirigenti Scolastici della FLC Cgil giudica l’ultima uscita del Ministro sul recupero dei debiti formativi, con il corredo amministrativo del DM 80/2007, che nella scuola secondaria superiore rilancia di fatto gli esami di riparazione, come una misura solo in apparenza di rigore e serietà.

E’ facile prevedere che, come tutte le misure piuttosto improvvisate, nate dalla necessità di rispondere a problemi senz’altro reali e preoccupanti, ma disattenti ai tempi della scuola e delle esigenze formative dei giovani, farà miseramente naufragio dopo le prime applicazioni.
Essa, infatti, per come è stata formulata, è destinata a scontrarsi con fatti organizzativi, come ad esempio la difficoltà di mettere in piedi corsi di recupero in tempi di esami di maturità, le esigenze delle famiglie e delle scuole di “comprimere” ogni recupero entro giugno di ogni anno scolastico, la difficoltà delle verifiche all’inizio dell’anno scolastico ormai tradizionalmente dedicato alla programmazione.
L’effetto sarà un più che probabile aumento della selezione e manifesterà anche se non voluto il suo aspetto di classe.

La strada da percorre è un’altra. E’ quella della revisione profonda dei meccanismi del processo di insegnamento/apprendimento, cioè quello che con fatica si sta impostando proprio ad opera di questo governo: la riforma dell’obbligo è il primo passo, la sua sperimentazione ne è il secondo, le competenze fondamentali e gli assi culturali ne sono la sostanza e lo strumento. E ciò come premessa per aggredire nel tempo la riforma complessiva dell’intero corso di studi superiore che ha nella sua frammentazione e nella sua arretratezza culturale la causa prima della selezione.

L’improvvisazione amministrativa tutta centrata sui tempi, sui vecchi curricula, sui tradizionali obiettivi e programmi, si scontrerà frontalmente con le esigenze di studio, di lavoro, di ricerca di nuove strade su cui devono essere impegnati i docenti. I tempi fra le due misure risultano incompatibili, i percorsi divergono e le scelte delle scuole rischieranno di piegarsi, come sempre, più agli adempimenti che allo studio e alla ricerca di una nuova scuola che la riforma si propone di fondare.

I Dirigenti Scolastici della FLC Cgil ritengono che l’impegno deve essere tutto dedicato all’innovazione e alla ricerca per la riforma radicale della secondaria superiore cercando di neutralizzare quanto di affrettato, di compresso e di posticcio rappresenta la strada dei recuperi dei debiti così come proposto dal Ministero, che appartiene più alla scuola che vogliamo riformare che alla scuola che vogliamo.


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