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Rivista di Libri, Scuola, Politica, Cultura, Società
29 novembre 2007
Trionfo delle liste FLC Cgil
 

 

Rinnovo delle RSU nell'università e negli gli enti di ricerca

I numeri del voto
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Il voto

Comunicato stampa di Enrico Panini
Segretario generale della FLC Cgil

Il voto

La FLC esprime un sentito ringraziamento a tutti i candidati,
agli eletti e a quanti hanno reso possibile con il loro voto
questo straordinario successo

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22 novembre 2007
Il New York Times incorona "Gomorra"
 
L'opera prima del giornalista-reporter Roberto Saviano nella sezione "non fiction"
"Un potente reportage nel violento impero della criminalità organizzata napoletana"

Il New York Times incorona "Gomorra"
tra i migliori cento libri del 2007

<b>Il New York Times incorona "Gomorra"<br>tra i migliori cento libri del 2007</b>

Roberto Saviano

NEW YORK - Roberto Saviano si è conquistato un posto nell'Olimpo degli autori stilato dal New York Times. Il prestigioso quotidiano ha infatti inserito Gomorra (edito negli Stati Uniti da Farrar, Straus & Giroux con il titolo Gomorrah) nell'elenco dei cento migliori libri del 2007 nella sezione "non fiction".

Il libro di Saviano appare nell'elenco dei "100 notable books of 2007", stilato ogni anno dal New York Times, accanto a biografie, saggi, studi storici rigorosamente in ordine alfabetico, ognuno con due righe di motivazione e il titolo linkato alla recensione. "Un viaggio personale nel violento impero internazionale della criminalità organizzata napoletana" si legge nella motivazione di Gomorra, "un potente reportage che alla sua uscita ha scatenato un dibatto in Italia". La recensione, assicura il quotidiano, sarà pubblicata domani nelle pagine culturali, mentre la sintesi dell'annata, ossia i migliroi dieci del 2007, saranno resi noti sul sito il prossimo 28 novembre.

L'opera prima del giornalista-reporter, caso letterario dell'anno, testimonianza di una realtà spietata e durissima, è intanto diventato uno spettacolo teatrale che arriverà presto a Roma, al teatro Valle dal 27 novembre all'8 dicembre. 
(22 novembre 2007)



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22 novembre 2007
Furiosi i giornalisti Rai «Class action contro i dirigenti»

Veltroni: «Tv calpestata, intervenire»

Mercoledì sera i telegiornali della Rai inizieranno con parole inconsuete. Quelle del comunicato die giornalisti della tv pubblica, furiosi per il disastroso quadro dell'informazione di Stato che esce dalle intercettazioni dei suoi dirigenti. I giornalisti Rai, al termine di un’assemblea, chiedono così la «sospensione immediata per chi risulterà responsabile, un'azione legale collettiva nei loro confronti, l'intervento delle Autorità della concorrenza e per la comunicazione, una legge sulla Rai che metta definitivamente fuori i partiti dall'azienda». E si dicono anche «pronti a promuovere, nei loro confronti, un'azione legale collettiva». Dura anche la replica della Federazione nazionale della stampa: il segretario Paolo Serventi Longhi parla degli accordi tra Rai e Mediaset come «aspetti di un costume che offende quelle centinaia, migliaia di giornalisti che fanno ogni giorno onestamente e con correttezza il proprio mestiere».

Si tira fuori Bruno Vespa, citato da alcuni dirigenti Rai nelle intercettazioni: «Chiunque abbia visto le trasmissioni alle quali ci si riferisce – spiega Vespa – sa bene che esse sono state improntate alla consueta correttezza». Mentre Carlo Rossella, all’epoca dei fatti direttore del Tg5, la butta sulla “libertà di parola”: «Non vedo perché il diritto di parola riconosciuto dalla Costituzione – ha detto – non debba essere valido quando si parla al telefono». E non vede lo scandalo: «Sono amico di Fabrizio Del Noce da quarant'anni – dice – ho sempre parlato di tutto con lui, probabilmente avrò accennato alla politica, alle elezioni». Il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce risponde: «Parlare di una mia collusione con Mediaset – dice – è addirittura grottesco». «In questi cinque anni e mezzo di direzione – aggiunge – non ho mai avuto contestazioni né dalla Commissione di Vigilanza, né dall'Agicom. Questa è la realtà, il resto sono gossip e illazioni».

Intanto, a viale Mazzini si indaga: la Rai ha aperto un’indagine sulla “alleanza segreta”tra la tv di Stato e la concorrente Mediaset che avrebbe caratterizzato gli anni del governo Berlusconi. A ricostruire il tutto, il quotidiano La Repubblica grazie ad alcune intercettazioni raccolte nell’ambito dell’inchiesta Hdc, quella che riguarda il fallimento della società di sondaggi di Luigi Crespi: l’alleanza sarebbe servita a scambiare «informazioni sui palinsesti», concordare «strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca», «orchestrare i resoconti della politica». Non proprio quello che ci si aspetta da due aziende concorrenti, che dovrebbero farsi la guerra e fare di tutto per proteggersi dalla fuga di notizie. Ma è quello che risulta dalle telefonate dei dirigenti Rai vicini a Berlusconi: Del Noce, Cattaneo, Bergamini, Mimun, Rossella. Veltroni: «La tv pubblica è stata calpestare, intervenire». Ora, le intercettazioni potrebbero essere trasmesse alla Procura di Roma e alle Autorità Garanti della Concorrenza e delle Telecomunicazioni per dar vita ad un nuovo filone di indagine, indipendente dall’inchiesta Hdc.

Dopo le rivelazioni, la Rai si costituisce «parte lesa» e «ha aperto un’indagine interna al fine di poter intraprendere tutte le eventuali necessarie iniziative a tutela della Rai». Durissimo l’attacco del deputato del Pd Giuseppe Giulietti, che fa parte della commissione di vigilanza Rai e che non sembra sorpreso di quanto avvenuto: «Le intercettazioni telefoniche pubblicate oggi da Repubblica confermano, al di là di qualsiasi eventuale risvolto giudiziario, l'esistenza di un vero e proprio gruppo trasversale che ha tentato di rendere la Rai un “satellite” di Mediaset. Non c'era del resto bisogno – aggiunge – delle intercettazioni per rendersi conto di quanto era già chiarissimo anche se molti hanno fatto finta di non vedere, e non solo nel centro destra. Lo avevamo segnalato pubblicamente in tempi non sospetti».

Il punto è, che molti dei sospettati “sabotatori”, occupano ancora posizioni di rilievo nell’azienda. Si aspetta «dimissioni immediate» il consigliere di amministrazione della Rai Antonino Rizzo Nervo. «La Rai dovrebbe avere la forza almeno di capire quello che è successo», aggiunge il consigliere Sandro Curzi che si dice «turbato, un po’ sconvolto». La capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro chiede ora alla politica di «fare un passo indietro» affinché «l'azienda Rai sia liberata da lacci e lacciuoli che le impediscono di svolgere il proprio compito con autonomia, obiettività e trasparenza». «E serve soprattutto – ha aggiunto – che finalmente il Parlamento metta mano con urgenza ad una riforma del sistema radiotelevisivo che risolva una volta per tutte il tema della democrazia dell'informazione e affronti in modo corretto ma deciso il nodo del conflitto di interessi». Chiede un’accelerazione sulla legge anche il capogruppo di Rifondazione Giovanni Russo Spena, che è anche membro della commissione Vigilanza della Rai: «Che durante il governo Berlusconi l'informazione Rai fosse pilotata era evidente a tutti – ha detto – ma ciò che emerge è un rapporto Rai-Mediaset che dai telegiornali a Sanremo, oltre alla celebrazione quotidiana del governo in carica e la gestione dell'informazione sui dati elettorali, produceva uno svuotamento di compiti e obiettivi del servizio pubblico. È molto grave».

Pubblicato il 21.11.07

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