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L'ira di Fini: "Una cosa mai vista"

 Dl anticrisi, il governo pone fiducia L'ira di Fini: "Una cosa mai vista"
Dl anticrisi, il governo pone fiducia L'ira di Fini: "Una cosa mai vista" 

L'aula di Montecitorio


ROMA - Dopo il botta e risposta sulla proposta di tassare i permessi di soggiorno, maggioranza di centrodestra e Gianfranco Fini sono di nuovo ai ferri corti. Il governo ha annunciato oggi di voler porre la fiducia sul disegno di legge anticrisi, ma la scelta è stata duramente criticata dal presidente della Camera. "Per rispetto del Parlamento", ha annunciato il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito, Palazzo Chigi intende porre la fiducia sul testo elaborato "dopo ampio dibattito dalla commissione Bilancio e Finanze della Camera".

"In tanti anni - è stata la custica replica di Fini - ho a avuto modo di ascoltare le molteplici ragioni per le quali il governo, avvalendosi di una sua esplicita prerogativa, ha deciso di porre la questione di fiducia", ma "è la prima volta che ascolto porre la questione di fiducia da parte del rappresentante del governo in onore del lavoro della commissione, è la prima volta che sento dire che viene posta la questione di fiducia in omaggio alla centralità del Parlamento". Parole pronunciate tra gli applausi delle opposizioni.

"C'è un solo motivo per cui il governo pone la fiducia: perché non si fida della sua stessa maggioranza", ha commentato il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro. "Noi - ha proseguito - chiederemo, ai sensi della prassi inaugurata dal presidente Iotti, di poter illustrare i nostri 10 emendamenti in aula".

"Si mette la mordacchia al parlamento e si impedisce qualsiasi confronto", ha rincarato Michele Vietti, ricordando che l'Udc "aveva presentato 8 emendamenti" ed era disponbile a ridurli "a uno solo, la rimodulazione del bonus famiglia", dunque "non si può parlare di ostruzionismo". Se l'esecutivo mette la fiducia, ha concordato Vietti, "lo fa perché la maggioranza vuole nascondere le vistose crepe che tutti abbiamo visti si sono manifestate al suo interno".

Intanto, al di là dello scontro sulle procedure, dall'agenzia di rating Standard and Poor's arriva una doccia gelata sull'effettiva possibilità di manovra del governo per contrastare la recessione. S&P si attende nel 2009 che il debito pubblico italiano raggiunga il 109% del Prodotto interno lordo, pari a quattro volte il valore medio della categoria di rating 'A'. "Secondo S&P - si legge in una nota - questo consistente livello del debito frena la possibilità per il governo di fornire supporto all'economia italiana nell'attuale periodo di recessione. La limitata flessibilità fiscale del governo è dimostrata dalla crescente spesa per interessi, che S&P si attende possa raggiungere nel 2009 circa il 12% delle entrate dello Stato".
(13 gennaio 2009)
la Repubblica
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